Per l’annuale Osservatorio del Management Consulting in Italia realizzato da Assoconsult, aumenta il divario a favore delle grandi società.

Lo tsunami del Covid-19 ha finito per impattare anche un settore, quello della consulenza manageriale e strategica, visto come una delle chiavi di volta per risollevarsi.
I dati dell’annuale Osservatorio del Management Consulting in Italia realizzato da Assoconsult – l’associazione di Confindustria che racchiude le società di consulenza di management (PwC, Accenture, Deloitte, Bip, Mercer, Kpmg, solo per citarne alcune) – in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata, disegnano un quadro in grande trasformazione. La selezione sarà da mettere in conto, con le società grandi a fare sempre di più la partita e le piccole a barcamenarsi se non proprio a cedere il passo.

Di certo il 2020 ha rappresentato un anno di rottura, tanto più perché il settore era in rampa di lancio, con alle spalle un 2019 che ha rappresentato il sesto anno di crescita (+7,8% in termini di fatturato sull’anno precedente salito a 4,84 miliardi di euro: mai così in alto). Il 2020 marchiato dal virus si avvia a essere tutt’altra cosa: -8,9% a 4,4 miliardi di euro, su un livello di fatturato allineato a quello del 2018.

L’evoluzione
-Processo di polarizzazione
Il passaggio evolutivo, che ha investito questo settore da 24mila imprese e 48mila addetti, è visibile proprio nelle pieghe dei numeri dell’Osservatorio che tratteggia una polarizzazione tra una miriade di microaziende e poche grandissime imprese di consulenza, con un livello di concentrazione in continuo aumento. Le microsocietà, con meno di tre addetti, sono quasi 21mila, pesando poco meno del 19% sul fatturato del settore. Nel 2010 rappresentavano quasi il 30% del fatturato. Le grandi società, con più di 50 addetti, sono invece 35 e realizzano quasi il 56% del fatturato del settore. Il loro peso è in crescita: nel 2010 rappresentavano il 41% del fatturato. Le medie imprese, tra 10 e 49 addetti, sono 460 e valgono oltre il 12% della torta (nel 2010 rappresentavano il 14%). Le piccole società di consulenza, tra 3 e 9 addetti, sono oltre 2.700 e realizzano poco più del 13% del fatturato (16% nel 2010).

-Impatto asimmetrico
L’emergenza sanitaria ha quindi impattato in modo asimmetrico. Secondo le stime di preconsuntivo le grandi società di consulenza manterranno in media un fatturato stabile (+0,1% rispetto al 2019); le medie società di consulenza perderanno l’11,6% (tornando ai livelli del 2017) e per le piccole e, ancor di più, le microsocietà di consulenza la previsione è rispettivamente del -17,9 e del -27,8%.

«Con la recessione quasi a doppia cifra – commenta il presidente di Assoconsult Marco Valerio Morelli – le aziende lanceranno profondi piani di ristrutturazione a partire dal 2021, che serviranno da un lato a sopravvivere e dall’altro a ripensare il business. Ancora una volta sarà centrale pianificare e pensare ed essere agili e flessibili nell’esecuzione».

Incertezze, ma anche grandi opportunità.

Fonte: Assoconsult 2020