Se i treni cargo tra i due continenti gestiti dalla China Railway sono cresciuti del 22%, i quantitativi di merci aumentano del 29%. E da gennaio si apre un collegamento che, viste le tensioni tra Polonia e Bielorussia, cerca un’alternativa a nord, transitando dalla Russia. Ma forse anche un’alternativa alla Nuova Via della Seta.

I collegamenti ferroviari tra Cina ed Europa crescono e rilanciano. Nel 2021, stando ai dati diffusi da China State Railway Group, i treni merci in viaggio tra i due continenti sono aumentati del 22% toccando in termini assoluti la soglia delle 15 mila unità. Rispetto alla merce trasportata, invece, l’aumento è ancora maggiore visto che il numero di unità merci movimentate – equivalenti a un container da venti piedi – è stato di 1,46 milioni, vale a dire il 29% in più rispetto al 2020.

Ma oltre che crescere la società ferroviaria cinese pensa anche a consolidare il suo andamento, mettendolo al riparo da turbolenze politiche. Non a caso, nel momento in cui le tensioni al confine tra Bielorussia e Polonia hanno superato i livelli di guardia, ecco che arriva la decisione di cambiare rotta e di aprire un percorso alternativo che, già da inizio gennaio, parte da Xi’an, punta più a nord verso la Russia, in particolare a San Pietroburgo, e termina in Germania a Mannheim. Per la precisione il collegamento transita da San Pietroburgo e da qui dirotta il carico – composto inizialmente di componenti elettroniche e di vestiario – verso il porto tedesco di Mukran, da dove viene ricaricato in treno fino a Mannheim. Il tutto lungo 12.800 chilometri, coperti in 16–18 giorni.
Decisione quindi politica, ma in fondo dotata anche di una giustificazione logistica. Perché il nuovo percorso, che entra in Russia attraverso la frontiera di Manzhouli/Zabaykalsk, si presenta estremamente più pratico e veloce. E non soltanto perché alla frontiera polacca – già particolarmente congestionata visto che dal valico di Małaszewicze transita il 90% del traffico Cina-Russia – si sono registrati ritardi di diversi giorni nelle ultime settimane, ma anche perché tra Cina e Russia bisogna affrontare un unico scartamento ferroviario e un unico trasbordo (quello nei porti di San Pietroburgo e Mukran). Se poi a tutto questo si aggiunge che gli ultimi mesi del 2021 sono stati segnati da diversi interventi di ristrutturazione lungo la linea polacca, causa di ulteriori incertezze rispetto alla puntualità delle consegne, ecco giustificata la nuova strategia cinese.

Infine, esiste anche una sorta di reciprocità, visto che proprio a dicembre, anche la russa FELB ha attivato un collegamento tra San Pietroburgo e Pechino con prolungamenti intermodali poi fino a Rotterdam, Duisburg e Amburgo. In pratica in questo modo la grande città portuale russa si candida a diventare un’autentica alternativa alla Nuova Via della Seta.

Fonte: Uomini e Trasporti