Il 2019 si è aperto con novità importanti in ambito automotive: l’ecotassa per le auto più inquinanti e incentivi per le auto elettriche e ibride. Nel primo semestre del 2018 in Italia sono state immatricolate quasi tante auto elettriche quante se ne erano immatricolate nell’intero anno precedente, e lo stesso “raddoppio” si è misurato tra il 2017 ed il 2016. La crescita è continuata nel secondo semestre. Bastano questi numeri a spiegare perché l’auto elettrica è uno dei mega trend del settore automotive. Non solo una moda elitaria per gli appassionati di sostenibilità e tecnologia, ma una componente fondamentale che sta attirando l’interesse del maggiori player del mondo dell’auto.

Auto elettrica che cos’è e come funziona
L’auto elettrica è un’automobile che utilizza per il suo movimento l’elettricità attraverso l’apposita ricarica, e non la benzina o altri combustibili utilizzati di solito nelle automobili. La modalità di ricarica di un’auto elettrica è la stessa di un telefono cellulare. La ricarica può avvenire tramite le colonnine diffuse sul territorio oppure con presa elettrica domestica.
Nel primo caso occorre individuare su Internet o sulle apposite applicazioni la stazione di ricarica più vicina, per poi parcheggiare, collegare il cavo all’auto e avvicinare alla colonnina la card fornita dal gestore. Si tratta di una tessera magnetica, simile a un bancomat, che permette di sbloccare lo sportello e inserire l’adattatore. Se invece si desidera ricaricare con presa elettrica domestica, è consigliabile acquistare una presa CEE industriale perché le prese domestiche non sono progettate per essere usate per molte ore consecutive ad elevata potenza, e le batterie dell’auto potrebbero danneggiarsi.

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Auto elettrica: quante ce ne sono in Italia
Secondo gli ultimi dati elaborati da Unrae, nel 2018 abbiamo avuto un’ottima crescita per le vetture elettriche, grazie agli acquisti di tutti i canali di vendita (in particolare del noleggio), che a fine 2018 toccano una quota dello 0,26% e circa 5.000 vetture immatricolate, più del doppio di quelle dell’anno precedente.

Immatricolazioni di auto elettriche in Italia (Dati Unrae)


Auto elettrica: vantaggi e svantaggi

I VANTAGGI
Grazie alle auto elettriche è possibile non soltanto salvaguardare l’ambiente inquinando di meno, ma anche risparmiare notevolmente sui costi del carburante.
Alcuni comuni (tra cui Milano, Roma, Torino e Firenze) consentono ai veicoli elettrici l’accesso gratuito alle ZTL e/o la possibilità di parcheggiare gratuitamente nelle zone di sosta a pagamento o riservate ai residenti.
Sono poi previsti sconti ed esenzioni dal bollo auto diversi da regione a regione e da comune a comune.

GLI SVANTAGGI
– Il prezzo
Nel grafico tratto da e-mobility report 2018 viene rappresentata la differenza tra un veicolo elettrico e un veicolo tradizionale equivalente in termini di prezzo (riferito al modello base) nei primi 3 segmenti di mercato (quelli maggiormente rappresentativi delle immatricolazioni).

 

Le differenze tra i modelli analizzati sono evidenti e nell’ordine dei 10.000 euro. Sono inoltre ancor più marcate se confrontate con il prezzo medio del segmento. Guardando alla struttura del mercato, i prezzi dei veicoli elettrici paiono ancora troppo alti per garantire la conquista di una «market share» importante.

Bisogna tuttavia considerare in primo luogo che i veicoli elettrici forniscono allestimenti superiori rispetto ai «modelli base» dei veicoli tradizionali. In secondo luogo che un veicolo elettrico sconta lungo la vita costi inferiori rispetto a un veicolo a combustione interna, legati ad una minore usura dei componenti (in quanto i pezzi fisicamente in movimento in un motore elettrico sono di gran lunga inferiori rispetto a uno a combustione interna), ad una spesa generalmente minore per il rifornimento e, ad oggi, riduzioni sulle imposte di possesso e circolazione.

L’unica soluzione competitiva ad oggi è l’acquisto tramite incentivo. Ecco gli incentivi previsti dal Mise 

– Infrastruttura di ricarica ancora debole
In Italia si possono stimare a fine 2017 circa 2.750 punti di ricarica pubblici a norma (+750 sul 2016), dei quali il 16% (443) high power, distribuiti in circa 1.300 colonnine. Nonostante la crescita registrata nell’ultimo anno, l’attuale infrastruttura di ricarica non è diffusa in modo omogeneo sul territorio italiano, con un divario evidente fra il Sud e le altre aree del Paese e con differenze notevoli anche fra regione e regione. Una caratteristica che risulta ancora più significativa se si considera l’infrastruttura di ricarica in DC (corrente continua), che oggi rappresenta circa il 10% dei punti di ricarica complessivi, localizzati per quasi due terzi al Nord (63%), poco più di un quarto al Centro (28%) e meno di un decimo al Sud e Isole (9%).
La maggior parte delle installazioni è localizzata nei contesti urbani (50%) e nei punti di interesse (45%), mentre fuori dalle città ce ne sono ancora poche (5%), anche se la minore diffusione è compensata dalla maggiore velocità di ricarica.

– Autonomia limitata della batteria
Tra le barriere all’acquisto dell’auto elettrica c’è l’autonomia limitata. Tuttavia, le batterie delle moderne autovetture elettriche, per la maggior parte al Litio (Li), sono piuttosto durature. Come riferiscono gli addetti ai lavori, c’è un decadimento delle batterie abbastanza marcato nei primi 30mila km, decadimento che poi si assesta su un tasso molto contenuto. In ogni caso la capacità della batteria resta compresa mediamente tra il 90% e il 95%, anche una volta raggiunti (e superati) i 200mila km.

 

Auto elettrica: come sceglierla

I modelli elettrici favoriti da ecobonus

Scegliere in base alla ricarica
La ricarica da 3,7 kW viene fornita su tutti i veicoli attualmente in com­mercio, mentre per le altre tipologie dipende da gruppo a gruppo e da veicolo a veicolo. La quasi totalità dei veicoli full electric offrono anche la ricarica veloce in DC, con l’eccezione del­la Renault Zoe e della Smart Fortwo, per le quali si è ipotizzato un utilizzo prettamente urbano e quindi senza necessità di ricarica ultra-rapida.
I veicoli ibridi invece non sempre offrono la possibilità di una ricarica veloce, in virtù delle dimensioni ridotte della batteria, che solitamente non supera i 15 kWh.
In questa slide una panoramica dei sistemi di ricarica installati sui veicoli delle 20 mag­giori case automobilistiche

Le opzioni di ricarica che verranno implementate nel prossimo futuro sono sostanzialmente due: Ricarica in AC lenta (fino a 3,7 o 7,4 kW), affiancata dalla ricarica in DC; Ricarica in AC veloce (fino a 22 o 43 kW), senza ricarica in DC.
Ad oggi non è ancora chiaro quale direzione prenderà il mercato, essendovi discordanza non solo tra case automobilistiche ma anche tra diversi modelli della stessa casa; le due opzioni di ricarica hanno infatti caratteristiche diverse.
Da una parte l’utilizzo di una ricarica in DC permetterà di ricaricare in tempi molto più rapidi (le nuo­ve stazioni di Ionity arriveranno a 350 kW), oltre alla possibilità di integrare pienamente i veicoli con la rete elettrica (VGI = Vehicle Grid Integration), che invece sarebbe limitata in caso di sola ricarica in AC. Questa però usufruisce di un’infrastruttura molto più economica e capillare sul territorio, ed è quindi favorita sotto questo punto di vista. È probabile che le due tipologie continueranno a coesistere, visto che possono essere più o meno adeguate a una certa tipologia di veicolo: un’autovettura pensata per un utilizzo prettamente urbano probabilmente non necessita la ricarica ultra-veloce in DC.

Un altro parametro per scegliere l’auto elettrica è dare uno sguardo agli investimenti delle case automobilistiche. Perché? Tutte le maggiori case automobilistiche stanno annunciando nuovi investimenti e modelli elettrici, indice del fatto che la direzione presa dal mercato dell’auto è quella dell’elettrificazione.

Per questa ragione ci si aspetta una progressiva riduzione del costo di acquisto al crescere dei volumi di vendita e/o per effetto delle politiche commerciali che potrebbe favorire ancor di più lo sviluppo della mobilità elettrica. Ecco i principali investimenti di cui tener conto:

fonte: EconomyUp