Blockchain nei porti: prove di operatività

Posted by Dario Favaretto

La competitività delle imprese di logistica sui mercati internazionali passa sempre più spesso attraverso la loro capacità di dotarsi e sfruttare le risorse messe a disposizione dalle nuove tecnologie rappresentate dai software gestionali, dall’intelligenza artificiale, dalle future reti 5g, e dagli investimenti in blockchain.

Ciò è tanto più vero in tempi di pandemia in cui risulta esaltato il ruolo dei molteplici ostacoli all’integrità ed affidabilità delle supply chain quali i lockdown, i focolai di Covid nei porti cinesi, le interruzioni di operatività che pregiudicano le possibilità di ripresa di molti comparti industriali.

La blockchain, tecnologia più sicura
L’esigenza di disporre di uno strumento che assicuri trasparenza, tracciabilità dei trasferimenti, efficienza ed affidabilità trova una sua risposta nell’applicazione della tecnologia blockchain che si pone, attraverso la digitalizzazione dei dati, come alternativa anche in termini di sicurezza alle banche dati ed ai registri gestiti e centralizzati da pubbliche amministrazioni, banche, assicurazioni, istituzioni, intermediari.

La blockchain attraverso la creazione di tracce digitali delle varie fasi che rappresentano la catena di approvvigionamento, e senza l’effettiva memorizzazione di alcun dato, è in grado al momento del successivo inserimento di un documento di trasporto, una polizza di carico, o di un particolare documento doganale PDF, di attivare la specifica fase del processo realizzando, ad esempio, la transazione programmata. Il tutto con caratteristiche di trasparenza, velocità, tracciabilità e protezione grazie alle tecniche di crittografia.

Malgrado i suoi indubbi e riconosciuti vantaggi ed il fatto che, sotto il profilo tecnico, la tecnologia in questione si possa considerare matura, sotto quello applicativo si registrano ancora molti ritardi e progetti disattesi al punto che si stima che solo il 5% delle aziende sta usufruendo di sue applicazioni reali.

La causa si può individuare nella mancanza di protocolli collaudati e dalla non definizione di uno standard ostacolata anche dall’eterogeneità e molteplicità dei soggetti coinvolti, nonché dalla complessità del settore che prevede un continuo flusso di dati documentali.

Le applicazioni nei porti belgi e olandesi
Procedono comunque le sperimentazioni meritevoli di essere seguite che coinvolgono porti importanti come, ad esempio, quello di Anversa o di Rotterdam recentemente oggetto di relazioni in un seminario organizzato da Elupeg nella città olandese di Hoofddorp e riportato da Supplychainmovement.

In particolare, si è posto l’accento sull’esperienza iniziata cinque anni fa per sviluppare una soluzione blockchain privata in grado di ottimizzare il sistema di sicurezza basato sul codice di accesso per la raccolta di container da un terminal di Anversa. La nuova applicazione proposta ha superato il precedente sistema basato sull’invio di una password di accesso tramite posta elettronica che però prestava il fianco al rischio di furti o peggio di illeciti per impadronirsene ed avere accesso illegale al ritiro.

Il nuovo progetto, denominato “Secure Container Release”, gestisce attraverso la blockchain l’intero processo di approvvigionamento ad eccezione della fase finale in corso di studio costituita dal codice PIN del camionista.

Inoltre, le parti interessate non devono pagare un canone per linea di transazione come nel caso di una blockchain pubblica.

Al progetto, non senza lunghe trattative, hanno aderito un totale di 1400 aziende tra cui le compagnie di navigazione MSC, Hapag-Lloyd e CMA CGM, i fornitori di servizi logistici DSV, DHL, Kuehne + Nagel e Katoen Natie. Assenti le compagnie assicurative, non ancora convinte a trovare un compromesso commerciale per loro accettabile.

Sdoganamento digitale
Un altro esempio operativo di blockchain applicato alla logistica e riportato nel seminario è il Quay Connect che consiste in un sistema completamente automatizzato per le operazioni di sdoganamento tra i Paesi Bassi e il Regno Unito. La soluzione, che si avvantaggia del fatto che la Brexit ha creato un ambiente particolarmente favorevole per tale genere di applicazione proponendo normative nuove e al momento più flessibili, offre un’integrazione diretta con le autorità britanniche e con i vari sistemi ERP. Al momento interessa già quattro rotte di trasporto dall’UE al Regno Unito.

Qualcosa si muove anche sul fronte italiano, dove il Pnrr ha disposto 190 milioni per le imprese logistiche, finalizzati ad investimenti per attuare un necessario upgrade tecnologico, tra cui una significativa parte potrebbe essere destinata proprio ad applicazioni di blockchain quale indispensabile contributo ad affrontare gli attuali problemi del settore, primi tra tutti la congestione dei porti, i ritardi e le inefficienze, l’inaffidabilità del servizio, il continuo rincaro dei costi.

Fonte: Logisticanews.it

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