L’intermodalità entra negli atenei e apre la strada ai manager di domani: specializzazione smart mobility. Le università spingono i professionisti del futuro verso la grande sfida: accelerare il processo di cambiamento del sistema della mobilità in una direzione agile e sostenibile. Così sharing economy, infrastrutture e pianificazione urbana entrano a tuttotondo nella pianificazione dei percorsi di studio da guardare con attenzione, programmi innovativi per ricercatezza e peculiarità. E anche se in Italia lo scenario è quasi tutto da scrivere, ci sono ottime proposte per iniziare a sognare.

A cominciare dal Memit, master dell’Università Bocconi di Milano dedicato agli studenti universitari che decidono di fare carriera nel mondo dei trasporti, delle infrastrutture e della supply chain. La sua storia è ventennale e ha l’ambizione di creare figure manageriali con un approccio sistemico e interdisciplinare.

“Il settore ha bisogno di professionalità preparate che siano in grado di analizzare e gestire scenari economici specifici sotto i vari aspetti”, spiega Oliviero Baccelli, direttore del master e consigliere di amministrazione di Atm Milano. “Dal project management al marketing dei servizi di trasporto, dalle nuove iniziative commerciali alla business intelligence e l’analisi di nuovi target di mercato. I nostri studenti diventano una sorta di linfa di nuove idee per le imprese, questo grazie anche alle varie modalità di didattica che abbiamo: lezioni in aula, casi studio, testimonianze con le imprese del settore come il gruppo Ferrovie dello Stato, Pirelli, Dhl o anche le grandi case di moda”.

Minimo comune denominatore è far nascere nuovi profili professionali di leadership che il mercato del lavoro richiede. Giustappunto, il Politecnico di Milano risponde al mondo che cambia con il lancio di una nuovissima laurea magistrale in Mobility engineering, percorso specialistico di due anni nato con una forte interazione con le aziende partner per preparare ingegneri con competenze trasversali.

Sono tecnici che hanno l’obiettivo di gestire e sviluppare sistemi di mobilità”, racconta Sergio Savaresi, vicedirettore del Dipartimento di elettronica, informazione e bioingegneria. “Andiamo verso una ‘servitizzazione’ della mobilità, con il progressivo abbandono del veicolo di proprietà privata. Le aziende richiedono fortemente un profilo preparato a comprendere e gestire la complessità dei sistemi integrati e interconnessi dei servizi di mobilità. Questa figura di ingegnere non è quindi pensata per lo sviluppo e la progettazione del singolo veicolo o mezzo di trasporto, ma per la progettazione e il management di complessi sistemi intermodali: treno, metropolitana, car, scooter e bike sharing”.

Con lo stesso orientamento nascono i corsi post laurea in lingua inglese dell’Università di Bologna Sustainable and integrated mobility in urban regions, all’interno del Dipartimento di ingegneria civile, chimica, ambientale e dei materiali – e della Cà Foscari di Venezia in Mobility innovation and management. La mobilità dolce con la bicicletta è invece al centro della formazione offerta dall’Università di Verona dove, in collaborazione con Fiab e Anci, si tiene il corso di perfezionamento in Esperto promotore della mobilità ciclistica, inserito all’interno del Dipartimento di neuroscienze, biomedicina e movimento. Un corso inedito finalizzato a ripensare la città in chiave slow e a valorizzare la bicicletta urbana ed extraurbana come modello di miglior crescita e sviluppo delle comunità.

Matteo Nicolini, vicepresidente della Commissione sostenibilità dell’ateneo veneto, spiega: “Il corso fa nascere profili esperti di cicloturismo, progettazione innovativa di strade, percorsi cicloturistici e piste ciclabili, ma è anche creazione di reti e communities e sottolinea l’importanza di poter interagire con i soggetti e gli attori per conoscere meglio il territorio. Con la pandemia la dimensione locale torna preponderante nella vita di tutti. In questo senso innovare è anche saper cogliere le opportunità e quello che la pandemia offre portando le problematiche che genera all’interno dei processi di formazione”.

In questo contesto citiamo l’approccio psicosociale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano che, con il corso in Psicologia del traffico riservato a psicologi junior e senior, punta alla tutela della salute pubblica nell’ambito della circolazione stradale e nel miglioramento nella qualità della mobilità. Il focus sulla formazione italiana in tema di mobilità e smart city si chiude in Puglia dove l’Università di Bari ha avviato con Anci e Fondazione Dioguardi il master in City school, per il governo della città complessa. Un corso inaugurato nel pieno dell’emergenza, come atto di fiducia nel futuro, che apre inediti percorsi didattici di urban management per formare nuove figure professionali in grado di governare un’organizzazione complessa come la città.

fonte: Forbes Italia