Altrove i droni sono una realtà che consente di snellire il traffico, di ricevere spedizioni in tempi record riducendo anche l’impatto ambientale.
Diversa la situazione in Europa, dove l’Associazione dei gestori degli aeroporti europei (ACI Europe) sta cercando di sollecitare gli organismi che vigilano sul traffico aereo perché si accorcino i tempi nell’elaborazione di una regolamentazione per l’utilizzo dei droni. Che sia in linea soprattutto con le attività svolte dall’aviazione civile.

Poco meno di un anno fa, a Helsinki in un incontro fra le parti coinvolte in questo processo teso all’omogeneizzazione della normativa, anche l’Agenzia Europea per la sicurezza dell’aviazione, sta cercando di dare un’ulteriore accelerazione all’elaborazione del documento.

Questo perché gli ambiti coinvolti e legati all’utilizzo dei droni all’interno e intorno ai vari aeroporti sta diventando ogni giorno più pressante.

Le logiche che sottendono a simili esigenze anche da parte della logistica che include il mondo delle spedizioni e delle consegne, non sono difficili da individuare.

Oggi i droni potrebbero cambiare il volto a sistemi che ormai non riescono più a reggersi da soli o che, come nel caso della logistica, cercano continue vie per ottimizzarsi.

Dal 2016 il commissario europeo per il trasporto aveva evidenziato come gli stati ricadenti nell’Unione Europea avrebbero dovuto elaborare regole accurate per l’utilizzo dei droni entro e non oltre il 2019. Purtroppo però, per rallentamenti che hanno origine nelle istituzioni, l’obiettivo ancora oggi sembra difficile da raggiungere.

Da un programma di studio finanziato con quasi 10 milioni di euro, il Sesar Joint Undertaking, ha chiarito che in merito alla consegna a domicilio dei pacchi effettuati per mezzo dei droni difficilmente saranno attuabili in maniera realistica, ma a breve le applicazioni per il rifornimento di postazioni distaccate e difficilmente raggiungibili saranno una realtà.

Tanti, ancora, i problemi e le riserve in tal senso, dalla necessità di parametri di sicurezza elevati alla disciplina alla luce del GDPR. Limiti legati alla sicurezza dei dati e potenziali minacce che ricadono nella valutazione rischi e nella rivalutazione dello spazio aereo. Ecco perché di recente, in ambito europeo sono state approvate le norme europee comuni nel settore dell’aviazione civile. Si tratta del primo documento approvato nel giugno 2018 che introduce una normativa uniforme che definisce l’attività dei droni civili (di tutte le dimensioni). I principi a cui si ispira la riforma fanno capo alla spinta a regolamentare il settore con lo scopo di promuoverlo e di incoraggiare l’innovazione, di far leva sulla competitività finalizzandola allo sviluppo delle potenzialità dei droni. Ma fanno leva anche sulla necessità di intervenire sulla corretta gestione operativa, ispirata dalla predisposizione di norme che pongano rimedio alle problematiche legate al volo dei SAPR. Temi quindi di sicurezza aerea, di gestione dello spazio aereo ma anche di tutela dei dati oltre che dell’ambiente.

L’obiettivo principale per il prossimo biennio sembra essere proprio quello di creare uno spazio aereo sicuro per i droni ma anche per i prodotti attraverso le norme comuni europee. L’intervento dell’UE, d’altronde, altro non è che la naturale conseguenza della competenza dell’Unione in materia di aviazione civile.

La prova del nove quindi slitta al 2020, data entro la quale si spera di essere pronti per tutte le sfide del futuro.

fonte: TCE Magazine