In altri paesi – Giappone e Cina, in particolare – lo hanno già sperimentato. In Italia parte oggi, tramite l’accordo di Mims, Ferrovie dello Stato, RFI, Regione Puglia e Autorità di Sistema portuale di Taranto, lo sviluppo di un treno a lievitazione magnetica, che resta sospesa a pochi centimetri dai binari, in modo da non conoscere attriti – se non quello dell’aria – nello scorrimento. Così, va più veloce (600 km/h), consuma meno energia e produce meno rumore.

Accelera il treno in Italia. E per diventare più veloce stavolta non soltanto riduce l’impatto ambientale utilizzando fonti energetiche rinnovabili, ma sceglie come direttrice quella più rallentata, vale a dire quella adriatica e, in particolare, quella pugliese. Il tutto avverrà, sulla base di un Protocollo d’Intesa siglato da ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Ferrovie dello Stato Italiane, Rete Ferroviaria Italiana, Regione Puglia e Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio-Porto di Taranto, facendo ricorso a quella tecnologia definita «sistema di lievitazione magnetica» da sfruttare sia su binari esistenti, sia su altri da realizzare ad hoc.

Su cosa faccia perno tale tecnologia è presto detto: in pratica è, un po’ come avviene in molte coppie, la repulsione e l’attrazione magnetica tra treno e rotaia a diventare strumento di locomozione, nel senso che convoglio e binari non si toccano e quindi l’unica forza in grado di opporsi al suo moto, prodotto da cuscinetti magnetici di poli opposti e di bobine elettrificate, è l’attrito dell’aria.

Con tutti i benefici che ne derivano: minore dispendio energetico, maggiore velocità (in genere sui 5-600 km/h, ma in teoria anche molto di più), contenuta rumorosità.

Un progetto che ovviamente richiederà del tempo. Si parte – si legge nel protocollo – dalla realizzazione di studi di fattibilità sull’uso della lievitazione magnetica nel trasporto ferroviario (in Asia viene già usata in Giappone, in Corea e in Cina, per un collegamento di una trentina di chilometri tra Shangai e l’aeroporto di Pudong), lo sviluppo di progetti di fattibilità tecnico-economica e la realizzazione di prototipi. Il tutto confidando sui quattro milioni di euro messi a disposizione dagli enti firmatari: 1,8 rispettivamente da RFI e dalla Regione Puglia e 400mila dall’Autorità portuale di Taranto.

Già la fonte di questi finanziamenti fa intendere dove si andrà a correre il progetto, vale a dire la Puglia e l’area del porto di Taranto, la cui Autorità portuale metterà a disposizione spazi adeguati per testare le nuove tecnologie in aerodinamica controllata.
«Dal punto di vista ferroviario e della mobilità sostenibile per la Puglia è un giorno importante – ha commentato la viceministra al Mims, Teresa Bellanova – Avviamo lo sviluppo e la sperimentazione di tecnologie di trasporto ferroviario avanzate per velocizzare la mobilità riducendone l’impatto ambientale anche grazie all’uso di fonti energetiche rinnovabili ed entriamo nel vivo del progetto dei nuovi interventi di potenziamento e velocizzazione della Linea Adriatica da Bologna a Lecce che consentiranno un risparmio di tempo per oltre un’ora rispetto a quelli attuali e di avere, caso unico a livello europeo, un secondo corridoio ferroviario di rango primario nell’ambito delle reti europee TEN-T.  È la conferma di quanto abbiamo sempre detto: il Mezzogiorno centrale nell’attuazione del Pnrr e nel rilancio del Paese».

 

Fonte: uominietrasporti.it