INNOVATIVE, PROFITTEVOLI E SNELLE, LE MEDIE AZIENDE BATTONO I BIG: ECCO LE 5 MIGLIORI A PIAZZA AFFARI

Posted by Dario Favaretto

In Borsa le medie aziende vanno meglio delle “big”. Mettendo a confronto l’andamento dell’indice Ftse Italia Mid Cap con il paniere Ftse Mib delle società a maggior capitalizzazione il primo batte sempre il secondo. In questo turbolento avvio di 2016 l’indice delle medie aziende quotate italiane ha perso il 9,3% contro un -13,3% registrato dal Ftse Mib. Ma è soprattutto sul lungo termine che non c’è partita. Nell’ultimo triennio a fronte di un +15,8% realizzato dall’indice delle blue chip l’indice mid-cap ha guadagnato oltre il 67 per cento. Sia le “blue chip” che le “mid-cap” italiane sono lontane dai massimi pre-crisi toccati nel 2007 ma l’indice delle mid-cap nei mesi scorsi è riuscito a riguadagnare la soglia psicologica di settembre 2008 (il mese del crack Lehman Brothers), il Ftse Mib viaggia ancora il 37% sotto. E anche quando ha toccato i suoi livelli più alti nel corso del 2015 restava ancora sotto del 16% rispetto ai livelli pre-Lehman.

La ragione di questo divario sta tutta nel peso, in termini di capitalizzazione, che le società del comparto petrolifero e finanziario (due settori particolarmente penalizzati rispettivamente nell’ultimo anno e mezzo e in queste prime settimane dell’anno) hanno sul paniere Ftse Mib. Messi insieme questi settori pesano per oltre la metà del valore di mercato dell’indice delle “big” mentre sull’indice delle mid-cap il loro peso si riduce ad un 30 per cento.

In Borsa insomma medio è bello. E non lo dicono solo le performance dei titoli ma anche gli incatori di bilancio. Stando alla banca dati S&P Capital Iq nell’ultimo triennio la crescita media degli utili delle mid-cap è stata del 20% contro un +13% del Ftse Mib. Le mid-cap poi sono più profittevoli e redditizie. Il net income margin, cioè la quota di utili sul fatturato, si attesta in media al 16% per le mid-cap contro un 8,4% del Ftse Mib. Il Roe, cioè l’indicatore che misura la capacità di un’azienda di far fruttare il capitale che hanno ricevuto dagli azionisti per le mid-cap si attesta in media al 12% contro un 8% medio delle “blue chip”.

Ma quali sono le migliori medie aziende quotate di Piazza Affari. Abbiamo provato a selezionarne 5 tra quelle che in Borsa hanno registrato performance superiori alla media nell’ultimo triennio. Andando a pescare tra quelle che si sono dimostrate più profittevoli. Cioè tra quelle che hanno un indicatore di ritorno dell’investimento (return on equity) superiore alla media. Per praticità abbiamo utilizzato la performance del titolo nell’ultimo triennio come criterio principale per la classifica anche se, a guardare gli indicatori di conto economico, ognuna di queste società ha primeggiato a suo modo.

Tra le 5 migliori “mid-cap” di Piazza Affari c’è Reply. Le azioni della società di Information technology con sede a Torino sono cresciute nell’ultimo triennio del 338 per cento. Una peformance che riflette il brillante andamento dei conti. Grazie alla crescita di internet in Italia e all’estero e al crescente impiego delle nuove tecnologie nelle aziende in questi anni Reply ha visto utili e fatturato crescere costantemente. Nell’ultimo triennio il tasso annuo di crescita dell’utile è stato del 26%. La società puà vantare un Roe del 20% che non solo è superiore alla media delle mid-cap italiane ma è anche oltre il doppio della media dei suoi principali concorrenti che, stando alla banca dati S&P Capital IQ, si attesta all’11 per cento.

Una delle ragioni per cui l’indice delle “mid-cap” ha fatto meglio del Ftse Mib è la minor presenza di società finanziarie. Come mai allora tra le migliori troviamo Banca Ifis? Per capirlo bisogna andare a vedere meglio il modello di business della società che, nonostante il nome, difficilmente può essere classificata come istituto di credito nel senso tradizionale del termine.Banca Ifis infatti opera principalmente nel mercato delle sofferenze bancarie. Quello che per buona parte degli istituti di credito è un tallone d’Achille per Banca Ifis è una miniera d’oro a giudicare dai risultati: il balzo degli utili (+68,9%) a 162 milioni parla da solo. Così come la performance del titolo: +319% in tre anni.

Da inizio anno le azioni Brembo hanno perso circa l’11% facendo peggio della media delle mid-cap italiane. Ma se si mette da parte la performace anomala di queste prime settimane dell’anno, che ha visto il comparto auto tra i più penalizzati, e si osserva l’andamento del titolo e degli indicatori di conto economico della società nel lungo periodo la fotografia è ben diversa. L’azienda numero uno al mondo nella produzione di sistemi frenanti per il settore automotive nell’ultimo triennio ha registrato una crescita annua dell’utile netto di quasi il 40 per cento. Dal confronto con i principali concorrenti internazionali sulla banca dati S&P Capital IQ emergono numeri superiori alla media su ogni fronte. In particolare su quello della profittabilità: la quota dei profitti lordi sul totale dei ricavi (gross margin profit) si attesta al 45% contro una media di settore del 19 per cento. La società garantisce un ritorno sul capitale (RoE) del 29% contro una media di settore dell’11 per cento. Negli ultimi tre anni il titolo ha guadagnato in Borsa il 275%, nell’ultimo quinquennio il 349 per cento.

Tra le 5 migliori “mid-cap” c’è Ima, società leader mondiale nel settore delle macchine per confezionare farmaci. Il titolo dell’azienda con sede a Ozzano dell’Emilia (Bo) è uno dei pochi a non aver perso nulla da inizio anno (+2,21% la performance). Negli ultimi tre anni ha registrato un balzo del 198% e negli ultimi 10 ha guadagnato il 384 per cento. Nel 2015 l’azienda ha superato il traguardo storico del miliardo di ricavi. Può vantare un Roe tra i più alti in assoluto per una società quotata italiana: 47 per cento. Non è un caso che tra i suoi azionisti ci siano tanti big esteri come la China Development Bank Capital Corporation o il fondo sovrano norvegese.

Nella lista non poteva mancare la “multinazionale tascabile” Recordati. Se si osserva l’andamento del conto economico della società farmaceutica milanese, che quest’anno festeggia i 90 anni di attività, si può constatare una crescita costante e sostenuta di utili e fatturato. La voce ricavi, che nel 2000 indicava 355 milioni di euro, nel 2015 ha superato la soglia del miliardo di euro. Un obiettivo che è stato conseguito grazie soprattutto alla scelta dell’azienda di reinvestire l’enorme flusso di cassa in acquisizioni. Stando alla banca dati S&P Capital IQ dal 2004 ad oggi la società ha investito oltre un miliardo e 200 milioni di euro per acquistare aziende. Soprattutto all’estero. Nell’ultimo triennio il titolo è salito del 191% in Borsa. Negli ultimi 10 anni il balzo è stato del 249 per cento.

fonte: Il Sole 24 Ore

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