Innovazione: quando cambiare non è un costo

Posted by Dario Favaretto

Ben ritrovato amico lettore.

Quando devo scrivere, scrivo, senza forzare mai la mano. Ed eccomi qui, a rubarti qualche minuto del tuo prezioso tempo, auspicando che il nostro incontro online sia proficuo e concili la riflessione.

Dell’argomento odierno ne ho già accennato nel corpo della newsletter, e dello stesso trovo confronto giornaliero presso il parco clientelare MLC…INNOVAZIONE, must per il 2017!

Se per molte aziende estere sta prendendo sempre più piede la figura del “manager dell’innovazione”, in Italia, e soprattutto nel mio amato nordest, la tipica grandezza delle PMI non aiuta tale processo HR evolutivo. Ed effettivamente, tale manager, ad ora è a capo del reparto R&D, come se lo sviluppo aziendale e l’innovazione passassero esclusivamente per il prodotto o, in alcuni casi, per il servizio da offrire al mercato.

Se proprio vogliamo dare un nome a questo personaggio, così come al suo reparto d’appartenenza, possiamo identificarlo nel CIO, acronimo di Chief Innovation Officer, ovvero il responsabile della gestione dei processi di innovazione all’interno della struttura aziendale. E per processi intendo in una “libera movenza trasversale” su tutta la filiera aziendale, senza vincoli di sviluppo.

La domanda che legittimamente ci si potrebbe porre è: “Ma…a che serve questo costo indiretto con una RAL non proprio abbordabile?”

Beh, diciamo che in un contesto altamente tecnologico, rivoluzionario, Industria/Fabbrica 4.0, ecc., rimanere ancorati a modelli di business datati, in alcuni casi homemade e di sussistenza, non può più garantire la sopravvivenza della specie.

Un grande limite dell’azienda e dell’imprenditore, nonchè delle proprie dipendenze, è il non ritagliarsi un angolo di giornata, extra operatività ordinaria, atto alla lungimiranza strategica e alla revisione del business model aziendale. Se aggiungiamo inoltre l’avversione al cambiamento e al rischio, ed il pensare che ciò che li ha resi grandi in passato, possa durare per sempre, la frittata è fatta.

Una figura come il CIO, che abbia il proprio focus operativo tarato sullo sviluppo organizzativo, sull’integrazione tra i vari reparti aziendali, le tecnologie e non ultime le persone, diventa di fondamentale importanza per l’azienda che vuole “andare avanti”. Averlo oggi rientra nella stratificazione dell’organigramma, pari  alla nomina di qualsiasi altro quadro/dipendente della struttura, quindi non più un plus, ma una vera e reale esigenza da comprendersi.

Il CIO, però, non deve esser lasciato a sè stesso. Fondamentale risulta la sua classificazione all’interno della revisione dei processi aziendali, e quindi risulta fisiologico il partecipare a board con tutti gli altri responsabili di reparto, nonchè con la direzione stessa, che risulta in tutto e per tutto il suo capo referente. Il processo di innovazione va disciplinato ed approvato, da li in poi guidato in una sorta di project management con Gantt precisi ed affidabili, affinchè trattasi sempre di investimenti da farsi, quantomeno di tempo, e poi in alcuni casi di soldoni, predisposti con coerenza nel budget annuale.

E la differenza tra un costo ed un investimento non è nient’altro che la riuscita del progetto stesso, visto anche in un ROI delle attività svoltesi.

INNOVAZIONE quindi, è questo ciò che mi aspetto da Voi…

Un caro saluto, e grazie nuovamente per l’attenzione profusa.

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