Il Giudice delle indagini preliminari di Pordenone ha stabilito il divieto di esercitare attività professionali e imprenditoriali verso due persone che dirigevano una cooperativa di facchinaggio sotto indagine per lavoro irregolare e caporalato.

Il Nucleo di Polizia economica-finanziaria di Pordenone ha avviato da un anno un’indagine su una cooperativa che fa parte di un Gruppo che fornisce servizi di facchinaggio, movimentazione merci e servizi ecologici in tutto il Triveneto per reati che riguardano l’utilizzo di manodopera. Secondo gli inquirenti, la cooperativa (di cui non forniscono il nome) avrebbe avuto solo la funzione di aggregare forza lavoro, che poi forniva ad altre imprese, svolgendo quindi una somministrazione abusiva di manodopera.

Dal 2014 al 2016 la coop avrebbe usato in modo irregolare 311 lavoratori, attuando anche una frode fiscale. Per svolgere quest’attività, l’impresa avrebbe contabilizzato falsi costi tramite fatture per operazioni inesistenti emessa da altre cooperative di Padova, La Spezia, Bari e Pordenone. Queste ultime sarebbero state create proprio per attuare questa frode e avrebbero emesso fatture false per 5,4 milioni di euro. Grazie a questo meccanismo, la coop di Pordenone ha potuto caricare la sua contabilità con costi mai sostenuti e produrre quindi finti crediti Iva, che poi usava per compensare versamenti fiscali e contributivi.

Sono stati gli stessi lavoratori della coop a denunciare, tramite proteste, lo sfruttamento e la scarsa sicurezza. Infatti, l’impresa non rispettava le regole e i compensi del contratto nazionale e pagava una parte dei compensi sotto forma di trasferte mai compiute. Al termine di questo filo d’indagine, i magistrati hanno attuato un sequestro preventivo per quattro milioni e cinquantamila euro. Ora il Gip ha emesso il provvedimento dell’interdizione da attività professionali e imprenditoriali verso l’amministratore di diritto e di fatto della cooperativa.

fonte: TrasportoEuropa