Le nuove «promesse» della Cina per esportare logistica e digitale

Posted by Dario Favaretto

C’è una bella differenza tra lavorare a Changshu, a due passi da Shanghai, e trasferirsi a Tianmen, nella Provincia dell’Hubei, la pancia della Cina più profonda. Eppure la varesina Lu-Ve non ha avuto dubbi: a ottobre comincerà a produrre i suoi impianti per la refrigerazione e il condizionamento nel nuovo stabilimento di Tianmen. Cosa ha convinto la famiglia Liberali a spostarsi così lontano? «Nello stabilimento di Changshu ormai stavamo stretti, per riuscire a stare dietro a tutti i nostri clienti locali – racconta Fabio Liberali, figlio del fondatore e membro del Cda dell’azienda – a Tianmen passeremo da 7mila a 19mila metri quadrati a un costo decisamente inferiore a quello che avremmo pagato a Changshu. Eppoi saremo vicini a uno dei nostri clienti cinesi più importanti, un coltivatore di funghi che ha bisogno di impianti di umidificazione. In Cina i funghi sono un ingrediente quotidiano».

Gli incentivi fiscali
Il contratto d’affitto per il nuovo stabilimento è stato firmato con il Governo locale, e non è l’unico vantaggio che è stato messo sul piatto della Lu-Ve: «Per chi si trasferisce nelle aree che il Governo centrale di Pechino ha deciso di sviluppare ci sono incentivi fiscali – ricorda Liberali – e ottime infrastrutture, molte già pronte e altre in costruzione». Tianmen e la regione dello Hubei si trovano infatti lungo una delle direttrici – quella che dalla Cina conduce alla Turchia – di One Belt One Road, il maxi progetto infrastrutturale lanciato da Pechino per sviluppare l’economia cinese e il suo export.

Le nuove rotte vincenti
Tianmen è solo una, e neanche la più rampante, delle nuove città emergenti della Cina. Dimenticatevi il distretto del Fiume Giallo o quello del Fiume delle Perle, intorno a Shenzhen: ora gli esperti consigliano di investire altrove. Dove? Fondamentalmente, lungo le rotte tracciate dai due più importanti programmi recentemente lanciati dal Governo di Pechino: uno è la Nuova Via della Seta, l’altro è Made in China 2025, per lo sviluppo delle industrie tecnologiche.

I Big Data di Guiyang
Tra i più interessanti centri emergenti di oggi c’è Guiyang, nella provincia di Guizhou, Cina Sudoccidentale, ma parecchio distante dalla costa. «Quello che è stato il capoluogo di una delle aree più povere del Paese si sta trasformando in un centro all’avanguardia nel settore dei Big Data – racconta Filippo Fasulo, coordinatore scientifico della Fondazione Italia Cina e ricercatore all’Ispi -. Il processo di trasformazione della città è cominciato nel 2014, con la creazione di 16 cluster industriali più un centro di ricerca dedicati al nanotech e ai Big Data, ed è destinato a continuare ancora di più ora che il Governo cinese, per rispondere ai dazi americani contro i prodotti hitech, punta a rafforzare la produzione nazionale di semiconduttori». Sempre sul fronte dell’innovazione, un’altra città emergente è Zhengzhou, diverse centinaia di chilometri più a Nord. Il centro è anche noto come “I-Phone city” grazie alla presenza di uno stabilimento Foxconn che impiega 350mila operai su 94 linee di produzione.

La logistica di Qingdao
Lungo le direttrici della nuova logistica made in China, invece, c’è Qingdao. Terminale orientale della Nuova Via della Seta marittima, la città affacciata sulla costa settentrionale del Paese è un importante hub della Blue Economy ed è dotata del primo porto completamente automatizzato realizzato in Asia. Su alcune di queste città emergenti l’Italia si sta già muovendo. La settimana scorsa, per esempio, proprio tra Qingdao e Dalian – entrambe sulla costa Nord – si è tenuta la seconda edizione dello Sme Forum, organizzato da Confindustria e Ice nell’ambito delle attività del Business Forum Italia-Cina, al quale hanno partecipato una settantina di Pmi.

L’Italia alla Fiera di Chongqing
Nel Sud-Ovest del Paese, invece, la promozione del Made in Italy ruota attorno al consolato di Chongqing, aperto nel 2014. Prossimo appuntamento: la Western China International Fair di fine settembre, una delle dieci fiere più importanti del Paese, dove l’Italia sarà il Paese d’onore.

L’hub della robotica
Il Milken Institute, che ha da poco pubblicato l’edizione aggiornata delle “Best-performing cities in China”, le città a più rapido sviluppo del Paese, suggerisce di tenere d’occhio anche Dongguan, hub della robotica, e tre snodi emergenti della logistica: Kunming, lungo la direttrice per il Sud-Est asiatico, Bengbu e Luohe.

Sviluppo urbano sostenibile
Filippo Fasulo aggiungerebbe anche Xiong’an: «Nel 2017 il Governo ha approvato la “Nuova Area di Xiong’an”, che sorgerà 100 chilometri a Sud di Pechino con l’obiettivo di diventare il nuovo hub di sviluppo di Jing-Jin-Ji, il mega agglomerato urbano che comprende Pechino, Tianjin e lo Hebei. Nei piani del Governo quest’area assumerà alcune funzioni della capitale e promuoverà un modello di sviluppo urbano sostenibile, moderno e innovativo. Xiong’an è la dimostrazione che la prossima città da scoprire in Cina non è ancora stata edificata».

fonte: Il Sole 24 Ore

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