Le dogane e il suo personale devono diventare più flessibili ed efficienti. Devono farlo partendo da una nuova formazione di base che uniformerà maggiormente gli addetti alla sicurezza e ai controlli alla frontiera e sfruttando meglio le possibilità date dall’era digitale. È quanto crede il Consiglio federale, che ha gettato le fondamenta per una riforma dell’Amministrazione federale delle dogane. Il progetto, presentato dal «ministro» delle finanze Ueli Maurer, segue la decisione presa dal Parlamento nel 2017 di autorizzare un credito d’impegno di circa 400 milioni di franchi per il programma di trasformazione DaziT. Scopo del progetto: semplificare e armonizzare, tramite nuovi strumenti informatici, la riscossione di dazi e tributi. Le dichiarazioni di merce da parte di viaggiatori ad esempio dovrebbero poter avvenire in Rete, 24 ore su 24.

«La presenza non diminuirà»
Il programma di trasformazione (che durerà fino al 2026) può però proseguire solo, ha spiegato Maurer, se l’Amministrazione federale delle dogane (AFD) si riformerà, «orientandosi meglio alle nuove esigenze della società». Con l’aumento del trasporto di merci e il commercio online il lavoro alle dogane è aumentato. Da anni in Parlamento si chiede di aumentare il personale alle dogane per garantire la sicurezza delle frontiere. I cambiamenti previsti, ha affermato Maurer, dovranno servire a far fronte ai crescenti sforzi delle dogane con le stesse risorse umane. In pratica si tratta di formare i collaboratori attuali e futuri per dare loro una base comune per poter eseguire controlli di merci, persone e mezzi di trasporto. Solo in un secondo tempo gli impiegati si specializzeranno in uno di questi tre ambiti. Attualmente infatti il personale responsabile per questi compiti è separato in categorie diverse. Le guardie di confine si occupano del controllo di persone, gli specialisti doganali del controllo di merci. Una divisione poco efficiente, secondo il «ministro». «Oggi se uno specialista doganale vuole controllare un mezzo di trasporto sospetto, una situazione potenzialmente pericolosa, non lo può fare finché non arriva in aiuto una guardia di confine armata. In futuro questo problema non ci sarà più». Il risultato che si vuole raggiungere con la riorganizzazione è la maggiore flessibilità con cui gli impiegati possono essere ingaggiati nei vari compiti. La presenza del personale alle dogane non diminuirà, promette Maurer: «Sarà piuttosto posizionata dove più servirà».

Nel complesso il Dipartimento delle finanze calcola che i membri della nuova unità saranno tra i 3.000 e i 3.500. Il corpo delle guardie di confine conta attualmente 2.200 membri. Tutti armati. In futuro, tutti i collaboratori della nuova unità saranno muniti di arma. Questa non sarà necessariamente da fuoco. In ballo ci sono anche bombole di spray al pepe. Inoltre, come ha sottolineato davanti ai media il direttore dell’AFD Christian Bock, l’arma sarà consegnata solo al personale con le attitudini fisiche e psicologiche adatte. «Nessun collaboratore che non lo vorrà sarà armato». È ancora da chiarire se la nuova unità sottostarà, come oggi le guardie di confine, alla legge e alla giustizia militari.

«Puzza di centralizzazione»
L’uniformità della nuova AFD, che prenderà il nome di «Ufficio federale delle dogane e della sicurezza dei confini», verrà cerata anche attraverso una nuova unità che andrà a sostituire le regioni guardie di confine e i circondari doganali. La struttura includerà un’organizzazione a livello geografico. In ogni caso, indica il Governo, rispetto a quella attuale «potrà cambiare».

Parole che non convincono Marco Romano, che nei mesi scorsi aveva già espresso scetticismo sulle intenzioni, allora non ancora ufficiali, del Consiglio federale. «Al fronte c’è preoccupazione», afferma il consigliere nazionale PPD. Si tratta di una riforma che deve avvenire a operatività continua. Bisognerà tener conto delle esigenze dei collaboratori, afferma. Inoltre, il progetto presentato dall’Esecutivo per Romano «puzza di centralizzazione». D’altronde negli ultimi anni, indica il deputato, ci sono già stati accenni di un crescente concentramento delle competenze. «Il comando centrale è cresciuto. E una serie di mansioni si sono spostate dalle regioni alla centrale. Sarebbe inaccettabile se ci si trovasse con una direzione generale super potente a Berna e chi è al fronte divenisse solo il braccio esecutore». Oggi infatti vige una struttura decentralizzata: «È al fronte, là dove si conosce il territorio, che si prendono decisioni». La frontiera ginevrina, ad esempio ha tutte delle altre caratteristiche e problematiche rispetto a quella ticinese o basilese, spiega Romano. «Sulla carta il progetto è interessante, ma è un concetto pensato da Berna e non stando sul terreno». Il parlamentare chiederà quindi al Consiglio federale «più rassicurazioni».

Collaboratori «motivati
Secondo quanto riferito dal consigliere federale Maurer e dal direttore Bock il personale è invece favorevole ai cambiamenti proposti
. «La richiesta di maggiore efficienza arriva dal fronte», ha affermato il «ministro» democentrista. Un sondaggio interno al quale gli impiegati dell’AFD hanno partecipato in forma anonima indica che il 93% dei collaboratori (la partecipazione è stata del 72%) è d’accordo con le intenzioni del Governo. Inoltre, ha aggiunto Bock, «lo spostamento di collaboratori da una regione all’altra non è nel nostro interesse». Molto probabilmente agli impiegati non verrà richiesto di traslocare. Mentre brevi ingaggi là dove serve più personale potranno accadere.

Ora il Dipartimento di Maurer dovrà creare, nell’ambito della revisione della legge sulle dogane, i presupposti per gli sviluppi auspicati.

E non è da escludere un’inclusione, nel progetto, della Polizia dei trasporti. Già oggi, del resto, ha ricordato Maurer, esistono delle collaborazioni.

fonte: Corriere del Ticino